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martedì, febbraio 11, 2014

Ansia

E' ritornata.
Ogni tanto torna. Stavolta è quella che ti fa pensare di aver sbagliato un po' di cose. Un attimo può far capire tante cose. Può distruggere quello che si era creato in un'eternità. Ansia. Stavolta è ansia di stato d'animo. Palpitazioni. Troppa attesa? Cosa ne pensa? Certe cime tanto più dure ed incredibili sono da raggiungere tanto più bella è la conquista. Quella cima che svetta meravigliosa. Adesso mi passa tutta la vita davanti come in un film. E' tempo di muoversi prima che sia troppo tardi!

domenica, dicembre 08, 2013

mercoledì, aprile 24, 2013

martedì, ottobre 25, 2011

Sempre più in alto!















Sul cucuzzolo della Sacra di San Michele e Torino sullo sfondo.
Nelle vicinanze delle Alpi francesi...uno spettacolo.

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Non smetto di imparare...
una risalita dura e faticosa...

Puntando in alto,
inseguendo i sogni
con tanta passione...

mercoledì, agosto 17, 2011

Psicologia

Riporto questo articolo dal mitico sito del mio paese d'origine "TuttoCasarano.it":


Essere positivi? Il segreto è accettare se stessi


Scritto da Laura Pavesi
Martedì 16 Agosto 2011 17:46


Secondo Tal Ben-Shahar, docente di “Psicologia positiva” presso le Università di Harvard (USA) e di Herzliya (Israele), per vivere e pensare in modo positivo è importante riuscire ad accettare sia noi stessi per quello che siamo, sia la realtà così come si presenta.

Il suo corso insegna a diventare consapevoli che è inutile cercare il successo a tutti i costi o tentare di essere i migliori in tutto, quando siamo semplicemente delle persone con i nostri pregi e i nostri difetti. Quando cominciò ad insegnare “Psicologia positiva”, ad uno studente che gli aveva detto “mi iscriverò al suo corso solo quando la vedrò sempre felice e sorridente”, Ben-Shahar rispose: “Se mi vedrai sempre sorridente, vorrà dire che sono psicopatico oppure morto. Solo gli psicopatici e i morti non provano mai invidia, tristezza, dolore, rabbia e, di conseguenza, non sbagliano mai”. Ben-Shahar sostiene che sin da piccoli ci viene insegnato a mitizzare il successo e a non accettare i nostri – inevitabili, ma necessari – errori. Molto spesso i genitori fanno pressione sui figli affinché lavorino duramente per avere successo e, se poi non lo raggiungono, rimproverano loro di non aver lavorato abbastanza. “Io stesso - ha dichiarato Ben-Shahar al periodico spagnolo La Vanguardia - mi sono rovinato la giovinezza con due frasi ricorrenti: “niente può sostituire il lavoro duro” e “più lavoro sodo, più successo ottengo”.

Ma tutto questo conduce alla grande ipocrisia del perfezionismo. La verità è che se vuoi avere successo, devi cominciare a sbagliare e devi iniziare ad accettare le emozioni che la sconfitta porta inevitabilmente con sé”. “Il paradosso è” afferma Ben-Shahar “che quando accettiamo l’errore, il dolore, la solitudine e tutte le emozioni negative da essi provocate (odio, tristezza, invidia, frustrazione, ecc.) e le lasciamo defluire senza reprimerle, queste smettono di essere le “nostre emozioni” per diventare semplici “emozioni”. E, quindi, svaniscono da sole”. E continua: “Negare le emozioni, al contrario, ci allontana dalla realtà. Molti uomini, ad esempio, si negano il diritto di essere fragili. Nella nostra cultura, il maschio che chiede scusa è meno virile: è un sentimentale, cioè un debole. Il “peccato emozionale” delle donne, invece, è reprimere la collera.

Esplodere di rabbia, o darla a vedere, è considerato poco femminile. Di conseguenza, risulta molto più semplice e comodo continuare ad indugiare nella menzogna”. Permettere a noi stessi di essere “umani”, cioè deboli e imperfetti, è un enorme sollievo. Le persone che accettano se stessi e la realtà (cioè il fatto che sono esseri umani che fanno errori) non aspirano ad essere i più intelligenti, i più belli o i più ricchi, ma si amano per come sono e sono già appagate.

E paradossalmente, proprio partendo da questa profonda serenità interiore, riescono ad avere successo in molti campi. Essere positivi non significa ignorare o negare la realtà, ma riconoscerla in quanto tale ed accettare tutte le emozioni che provoca in noi. Quando smettiamo di negare i nostri errori e di trattenere inutilmente le emozioni negative, solo allora lasciamo spazio al nuovo e ci facciamo coinvolgere pienamente dalle emozioni positive.

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Le mie considerazioni attuali: ha ragione.

lunedì, marzo 29, 2010

TiFiDi

Ormai non so più di chi fidarmi.

Una? Due persone?

Tutti pensano a se stessi. Giusto.
Ci si rincorre nel momento del bisogno.

Tanto c'è già qualcuno che pensa a me. Ma quando non c'è quel qualcuno?

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Aveva ragione il mio prof. di elettronica: "Non troverete mai la ragazza ideale".
E non penso si riferisse solo alla ragazza... amicizie.
Aggiungo io, come per ogni cosa, in questo mondo esiste il massimo, il minimo, il medio, il negativo, il positivo, il neutro... non l'ideale. La perfezione non è di questo mondo.

E quando non troviamo soddisfazione ai nostri sensi non è un bel vivere.

Può esserlo, forse, come dicono i buddisti, non provando emozioni. Difficile.

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Bello incontrare altre persone. Nuove persone.

Ma la vita ha bisogno dei suoi alti e bassi.
Sennò non è contenta.

domenica, febbraio 15, 2009

Con me stesso

Voglio fare una promessa a me stesso.

Prima però, vorrei fare una premessa. Ho scoperto quanto tempo ho perso navigando qua e là in mondi virtuali, in mondi dove non ci si vede, ci si sparla. Ho vissuto queste cose su me stesso. Futilità.
Ho navigato in cerca di soddisfazioni personali, in cerca di mettermi in contatto con chissà quale altra fonte di informazione. Sia ben chiaro, non ho bisogno di agenzie di amicizie nè di sorgenti di pettegolezzo. Mai.

Ho necessità di vivere momenti veri.
  • Di correrci in un prato più che metterlo per sfondo sul desktop.
  • Di stringerla una mano più che spedire un invito per amicizia.
  • Di fare una ricerca in biblioteca più che su Google.
  • Sfogliare libri, non cliccare; andare in bici (e cadere per terra) più che simularla.
Ho perso un pò troppo tempo in banalità. I miei anni d'infanzia. I miei anni '80. Li ho calpestati, maltrattati, malmenati e loro... ogni tanto son tornati.

Ho voglia di esplorare con la mente, con gli occhi, le orecchie, di gustare col palato, toccare con mano... magari stringere tante di mani e non i tasti.

Mi ritiro di tanto in tanto. Non abbandonerò il computer, ma lo lascerò di tanto in tanto per riempire quei momenti con gli altri. Con la natura. Col pallone nel cortile. Con la bici per la campagna. Ad inventare oggetti per la misura del vento, ad esplorare le formiche, a passeggiare per le strade con qualcuno. Incontrerò qualcuno chissà.

Le persone del mio paese non sono sparite... si sono soltanto chiuse...


venerdì, settembre 19, 2008

C'era una volta in paese...

Oggi ho assistito ad un dibattito nell'auditorium del mio paese.

Il presidente della provincia doveva esser presente. Alle 19 si cominciava.
Circa 3/4 d'ora dopo è arrivato il presidente. Io sbotto.

- Nota bene: il mio prof di elettronica (mitico prof!) delle scuole superiori diceva alla classe: "Se tu arrivi in ritardo ad un appuntamento con un amico. Allora l'amico ti dirà: "Tu non sei più mio amico!".
Io ero un ritardatario.
Anche la mia ragazza mi ha insegnato a capire il significato dell'essere preciso agli appuntamenti.

Grazie prof, grazie compagna della mia vita. Due lezioni importanti.
Ed in questo caso devo dire anche che mio padre ha insistito affinchè non arrivassimo in ritardo agli appuntamenti (devo ammetterlo!): 10 minuti prima sì... un minuto dopo no!

Purtroppo un uomo che ha più di 50 anni, presidente della provincia, magari padre di famiglia...
ancora non ha capito un significato così importante.

Su questo punto devo ammettere e fare nomi: Antonio Di Pietro.
Da ministro alle infrastrutture fu invitato dalla Facoltà di Ingegneria di Lecce ad una riunione.
Arrivò in anticipo di un quarto d'ora. Grande! Mai visto da un politico!
Fu invitato anche quel famoso presidente di provincia. Lui però, arrivò in ritardo e durante il convegno gironzolava tra i banchi...
Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.

Il cambiamento si vede anche da queste piccole cose.

Mi dispiace signor presidente, ma ho perso la fiducia in lei se mai ne avessi avuta un pò.
Odio la vecchia politica, quella del sindaco del mio paese, odio quelli che non credono nel cambiamento, odio coloro che pensano di dare il contentino per tenere contento lo stupido di turno.

Vi odio.

Ma ringrazio quell'unico politico che mi ha dismostrato che non tutto è così...
grazie.

sabato, settembre 06, 2008

Altri di altri...

« Al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fanno del loro meglio ma non vanno lontano. C'è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentale per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni come Galileo e Newton. Ebbene Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha. Sfortunatamente gli mancava quel che è invece comune trovare negli altri uomini: il semplice buon senso. »

Enrico Fermi

venerdì, luglio 25, 2008

Ogni tanto qualche poesia sensata...

Ode alla vita

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle 'i'
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

Pablo Neruda